“La coscienza di Zeno“ di Italo Svevo - Irene Magnani

Recensione del libro: “ La coscienza di Zeno “ di Italo Svevo.

Titolo: “ La Coscienza di Zeno “

Autore: Italo Svevo.
Italo Svevo, pseudonimo di Ettore Schmitz, nasce a Trieste nel 1861. Apparteneva ad una famiglia ebraica e, grazie alle caratteristiche culturali di una città come Trieste, Svevo riuscì ad acquisire uno spessore intellettuale raro. Fu messo in collegio in Baviera e si appassionò soprattutto alla letteratura tedesca. A 17 anni torna a Trieste per completare gli studi commerciali e nel 1880 entra a lavorare come impiegato nella viennese Banca Union, dove vi resterà per 20 anni. In famiglia dovette subire diversi lutti che però non gli impediranno una ricca attività: nelle ore libere dal lavoro si dedica allo studio del violino e durante la notte scrive. Come scrittore Svevo rimase però a lungo sconosciuto e l'insuccesso dei suoi primi due romanzi, “Una vita” (1892) e “Senilità” (1898), fu anzi tale da indurlo per circa vent'anni al silenzio letterario. Mentre viveva una tranquilla vita di impiegato e poi di dirigente nella ditta di vernici del suocero, non aveva affatto smesso, tuttavia, di coltivare la letteratura, come testimoniano i suoi racconti e i numerosi scritti minori. Nel 1907 Svevo prese lezioni di inglese dal grande scrittore irlandese James Joyce, il quale lo incoraggiò a scrivere un nuovo romanzo. Fra il 1908 e il 191 0 Svevo legge Freud e alcuni libri di psicoanalisi. Oltre all’interessamento teorico ci fu anche quello pratico. Con lo scoppio della guerra, la fabbrica di vernici è ferma e Svevo ha molto tempo libero e riprende a scrivere. Nel 1919 inizia a scrivere “La coscienza di Zeno”, che  verrà poi pubblicata a sue spese nel 1923. L’opera di Italo Svevo segnò un momento di passaggio tra le esperienze del decadentismo italiano e la grande narrativa europea dei primi decenni del Novecento. La coscienza di Zeno, in particolare, ha influenzato la narrativa italiana degli anni Trenta e del dopoguerra. Un banale incidente automobilistico lo porterà a morire nel settembre del 1928 a Motta di Livenza, all’età di 67 anni.

Anno di pubblicazione: 1923
Trama: Il testo si compone di otto capitoli.
Il protagonista del libro è Zeno Cosini, un ricco commerciante triestino che, arrivato all'età di 57 anni, decide di intraprendere una terapia psicoanalitica per liberarsi dai vari problemi che lo affliggono e per uscire dal vizio del fumo e dalla "malattia" che lo tormenta. Lo psicanalista, che nel libro viene chiamato Dottor S., gli consiglia di scrivere un diario sulla sua vita, ripercorrendo tutti gli episodi più importanti. Zeno Cosini è un uomo che invece di vivere la sua vita, è quest'ultima che lo travolge decidendo per lui il destino. La sua vita è fatta di decisioni prese e mai mantenute di cui sono simbolo le tante "ultime" sigarette fumate: ogni volta egli si propone di mettere fine al suo vizio ma trova sempre la scusa per fumare un'ulteriore ultima sigaretta. Il capitolo, intitolato "la morte di mio padre" è l'analisi di un difficile rapporto, fatto spesso di silenzi e malintesi, fino all'ultimo colloquio, quando in punto di morte il padre, dopo aver interpretato male un gesto del figlio, gli da uno schiaffo; un equivoco che pone una dolorosa fine alla vicenda. Zeno passa poi a narrare la storia del suo matrimonio e di come, innamoratosi di una delle tre sorelle Malfenti, Ada, si trovi poi a sposare quella che desiderava meno, Augusta. A quest'ultima Zeno rimane comunque molto legato. Questo non gli impedisce, però, di trovarsi un'amante: una certa Carla, che in seguito lo abbandonerà per sposare un maestro di musica che Zeno stesso le aveva presentato. Di Augusta sappiamo solo ciò che Zeno ci ha voluto dire. Augusta è la guida per il recupero della salute del marito, infatti è lei che fa rinchiudere Zeno in una casa di cura, per farlo guarire dal vizio del fumo. Invece nel romanzo Ada svolge il ruolo di antagonista di Zeno; infatti è l'unico personaggio che si oppone ai suoi piani. Raccontando il suo primo incontro con Ada, Zeno sottolinea lo strano rapporto che subito si crea con quella donna, prima ancora di conoscerla. Mentre Augusta accetta Zeno così com'è, Ada lo rifiuta perché lo sente molto diverso da lei e incapace di cambiare. Zeno è colpito soprattutto dalla bellezza della donna che non è soltanto esteriore ma anche interiore. Carla, la terza donna che entra nella sua vita, dopo Ada ed Augusta, compare nel romanzo in modo del tutto casuale. Di lei vengono subito dette due cose: è "una povera fanciulla", orfana di padre e mantenuta dalla carità pubblica, ed è "bellissima". La figura di Carla è collegata ad un'altra donna, Augusta, con la quale è messa spesso a confronto. Nonostante Zeno voglia considerare la sua relazione con Carla una semplice "avventura", stringe con lei una relazione forte. Ben presto il desiderio fisico si trasforma in una vera passione, anche se Zeno si accorgerà di questa passione troppo tardi. Al momento dell'addio Carla non è più la ragazza insicura e desiderosa di protezione di una volta, ma una donna energica e dignitosa. Ma nel cuore di Zeno non rimarrà tanto quest'immagine di Carla quanto quella di "Carla, la dolce, la buona”.  Guido è il rivale di Zeno nell'amore per Ada. Egli ha tutte quelle doti di cui invece Zeno è privo: la bellezza e l'eleganza della persona, la scioltezza nel parlare un buon italiano, l'eccellente esecuzione musicale come violinista. Tutte queste qualità unite alla giovinezza e alla ricchezza, fanno di Guido una persona vincente. Invece agli occhi di Zeno, le vere caratteristiche di Guido sono la mancanza di intelligenza, la meschinità e la vanità. Dopo un periodo di reciproca diffidenza, causata anche dalla gelosia di Zeno perché Guido gli ha sottratto Ada, i due diventano amici e l'azienda che hanno costruito insieme ben presto andrà in completa rovina, a causa dell'inadeguatezza e la disattenzione dell'uno e dell'incertezza del secondo; Guido finge un suicido per salvare l'onore e ottenere un ulteriore prestito dalla famiglia della moglie: purtroppo sbaglia le dosi del sonnifero e per errore, muore davvero. Occupandosi dell'azienda e dei debiti del defunto cognato, Zeno si avvicina nuovamente ad Ada e fra loro sembra rinascere qualche sentimento, che si rivelerà solo un gioco della memoria, che ancora una volta non raggiunge la realtà. Nelle ultime pagine il protagonista dichiara di voler abbandonare la terapia psicoanalitica, fonte di nuove malattie dell'animo incapace di restituire all'uomo la salute, che è un bene che questo non potrà mai raggiungere.

Personaggi:
Zeno Cosini: protagonista del romanzo e anche voce narrante. Nasce in una famiglia borghese, ma non continua l’attività commerciale iniziata dal padre, che prima di morire delega la gestione degli affari a un amministratore, dato che non nutre alcuna stima nelle capacità del figlio. Si dedica a vari studi universitari, passando da una facoltà all’altra senza mai concluderne nessuna. Zeno rappresenta l’inetto novecentesco per eccellenza: è un individuo che attraversa l’esistenza senza prendervi parte attiva e che dedica tutte le sue energie a giustificare a se stesso e agli altri i suoi fallimenti e le sue difficoltà, che giudica sempre frutto di circostanze che non provengono dalla sua volontà e contro cui lui non potrebbe in alcun modo intervenire. La sua intera vita è dedicata a perseguire l’obiettivo di un’ipotetica “guarigione”, che è ovviamente irraggiungibile.
Dottor S: psicanalista di Zeno. Lo esorta a scrivere le sue memorie per poter poi intraprendere un percorso di analisi che gli consenta di guarire dai suoi molti malesseri. Quando Zeno decide di interrompere la terapia, il Dottor S. sceglie, venendo meno a uno dei principi basilari della deontologia professionale, di pubblicare le sue memorie per vendetta, con l’intento di indurlo a ritornare sui suoi passi e ricominciare a farsi curare.
Augusta Malfenti: moglie di Zeno. È una donna pratica, solida, estranea alle inquietudini e alle nevrosi del marito. Rappresenta la figura della donna borghese per eccellenza, attenta al rispetto delle regole e consapevole sia dei propri limiti che dei propri pregi. Augusta sa di essere meno bella delle sue sorelle, ma sa anche di essere una brava madre e un’ottima moglie per Zeno, che inizialmente avrebbe voluto sposare sua sorella Ada ma che non avrebbe mai avuto, con lei, la stabilità che Augusta è invece capace di dargli. Per molti aspetti la figura di Augusta ricorda più quella di una madre che di una moglie e infatti Zeno la ama di un amore sostanzialmente filiale, non passionale e le è grato soprattutto per il ruolo solido e rassicurante che svolge nella sua esistenza.
Ada Malfenti: cognata di Zeno. A differenza di sua sorella Augusta è una donna affascinante, carismatica, consapevole delle proprie doti e caratterizzata da sentimenti e passioni forti e contrastanti. Rifiuta la proposta di matrimonio di Zeno, ritenendolo inferiore a lei e si lascia invece conquistare dal fascino di Guido Speier, che appare come un uomo più coraggioso e più attraente. Si pentirà poi della sua scelta e reagirà a questa delusione accusando Zeno di essere la causa del fallimento professionale di Guido, della sua infelicità, del suo suicidio
Guido Speier: cognato di Zeno, è una sorta di suo doppio, vicino a lui per età e status sociale ma completamente diverso per temperamento e carattere. Se Zeno è insicuro, fragile, modesto, Guido è elegante, bello, carismatico, capace di affascinare tutti coloro che lo circondano grazie alla sua eloquenza e alle sue maniere raffinate. Le sue doti non hanno però alcuna attrattiva agli occhi di Zeno, che non lo stima e lo considera anzi un uomo privo di vera intelligenza, incapace di affrontare le difficoltà derivanti dalle sue scelte imprudenti. Dopo il matrimonio con Ada Guido decide di dedicarsi al commercio, dimostrandosi però del tutto incapace di gestire la società che ha fondato insieme a Zeno e portandola al fallimento, nonostante i tentativi di aiuto del cognato. Guido reagisce malissimo alla prospettiva della bancarotta e, per uscire da quella situazione, decide di inscenare un suicidio. Sbaglierà, però, le dosi di sonnifero e finirà per uccidersi veramente, contro la sua volontà.
Carla Gerco: amante di Zeno. È una donna modesta, poverissima ma molto bella, a cui Zeno inizialmente si avvicina spinto anche da un certo desiderio di aiuto e protezione. Nel corso del tempo, parallelamente all’approfondirsi della sua relazione con Zeno, Carla si trasforma in una donna sempre più decisa e ambiziosa, arrivando infine a lasciare il suo amante per sposare il proprio maestro di canto, presentatole dallo stesso Zeno.

Stile del narratore: La coscienza di Zeno è narrato in prima persona, con un narratore interno. Si può definire questo romanzo come un’autobiografia aperta, in cui il protagonista Zeno Cosini ci racconta la sua vita per episodi sparsi, fino alla brusca interruzione finale.
La scrittura di Svevo è disinvolta e questo si manifesta nelle fratture delle frasi e in quelle sgrammaticature che molti gli hanno contestato. Qui lo stile va considerato nel contesto del romanzo e lo stile di Svevo ha lo scopo di sottolineare la spontaneità e la comicità del personaggio che narra la storia.

Commento: In questo romanzo lo scrittore triestino, anche grazie alla conoscenza della psicoanalisi, sviluppa un'analisi psicologica di straordinaria profondità e costruisce tecniche narrative modernissime. Attraverso la rappresentazione interiore della nevrosi del protagonista e narratore, l'autore riesce infatti a rendere la soggettività del pensiero e dei ricordi, in una narrazione che appare ormai quasi completamente svincolata dalle convenzioni realistiche ottocentesche. Ma la novità di Svevo sta anche nella sua ironia, nella costruzione di un protagonista "inetto", radicalmente antitragico e antieroico. La fortuna critica di Svevo comincia soprattutto dopo la sua morte. Innovativa è la struttura del romanzo, costruito ad episodi e non secondo una successione cronologica precisa e lineare. Il narratore è il protagonista, Zeno Cosini, che ripercorre sei momenti della sua vita all'interno di una terapia di psicoanalisi. La Coscienza si apre con la Prefazione del dottore psicoanalista che ha avuto in cura Zeno e che l'ha indotto a scrivere la sua autobiografia. Il protagonista si è sottratto alla psicoanalisi e il medico per vendetta decide di pubblicare la sue memorie. I sei episodi della vita di Zeno Cosini sono: “Il fumo”, “La morte di mio padre”, “La storia del mio matrimonio”, “La moglie e l’amante”, “Storia di un’associazione commerciale” e “Psico-analisi”. Ogni episodio è narrato dal punto di vista del protagonista e il suo resoconto degli eventi risulta spesso inattendibile; egli presenta la sua versione dei fatti, modificata e resa come innocua in un atto inconscio di autodifesa, per apparire migliore agli occhi del dottor S., dei lettori e forse anche ai propri.
Questo romanzo viene considerato il più rappresentativo della tendenza novecentesca dei romanzi d’analisi: il contesto storico, la cultura e le scoperte scientifiche influenzano l’opera in tutto e per tutto, la psicanalisi diventa la base stessa su cui è costruito tutto il racconto. Si può dire quindi che quest’opera costituisce la prima di una serie di scritti che interpreteranno lo spirito europeo del dopoguerra, e allo stesso tempo il frutto più alto e compiuto della cultura letteraria romanzesca italiana che si confronta con i fatti tragici della guerra mondiale.
Il romanzo si chiude con alcune pagine di diario: le prime, scritte alla vigilia dell’entrata in guerra dell’Italia, altre rievocano il primo incontro di Zeno con la guerra, altre ancora, dove il protagonista annuncia di essere finalmente guarito da tutti i suoi mali, perché si accorge che in realtà, i suoi non sono che il riflesso del male universale. Soltanto la fine del mondo potrebbe liberarci dalla malattia che noi, uomini moderni, portiamo dentro. Con il personaggio di Zeno Cosini, Svevo approfondisce la sua analisi della crisi dell’uomo contemporaneo: ne emerge la condizione di alienazione dell’uomo.

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